Pubblicato da: manola3 | 7 agosto 2008

Ma sono cattivi vero?


 
Stanca di essere fatta oggetto di questa frase ogniqualvolta esco con i miei lupi, assilata da domande che, non tanto velatamente, richiedono una risposta preconfezionata e su misura, un volta per tutte vi racconto chi è veramente il Siberian Husky, a tutti gli effetti un lupo. Non per convincere le persone che guardano i miei lupi come fossero dei killer, non mi importa se la pensate così, ma prima di criticare bisognerebbe conoscerne la razza, la storia, le abitudini, nonchè la gente che accoglie animali senza un briciolo di responsabilità.
 
 
 Prima di iniziare a parlare della storia di questo affascinante cane, bisogna rammentare che il Siberian Husky è una componente fondamentale della storia di un popolo indomito, i Ciukci, che hanno avuto modo di sopravvivere autonomamente solo in virtù dei propri cani ed alla loro maestria nel condurre le slitte.
Sotto il dominio della Russia Zarista a metà del ‘700 i Ciukci riescono a sopravvivere ad un tentativo di genocidio da parte dei Russi, ottenendo anche l’indipendenza politica nel 1837, esentati da ogni tipo di gabella e vietando agli stessi di potersi stabilire nei loro territori.
Furono degli allevatori nel più profondo significato della parola: selezionavano i propri cani in base alla loro attitudine al traino e non per la prestanza fisica. Le principali caratteristiche che dovevano avere erano quelle di essere piccoli e veloci, di essere straordinariamente resistenti ed in grado di affrontare ogni tipo di percorso.
Nel 1867 l’Alaska, colonizzata dai Russi, viene venduta agli Stati Uniti d’America, e la vita trascorre in quelle lande desolate tranquilla ed immutata, quando nell’anno 1896 vengono scoperti alcuni filoni d’oro lungo il fiume Klondike e da allora migliaia e migliaia di uomini si riversarono in quella terra. Iniziava la corsa all’oro, che tante vittime lasciò sulle sue piste. Villaggi sperduti come Nome furono invasi da una moltidutine umana eterogenea, che passava le lunghe e interminabili notti invernali giocando e scommettendo proprio sui cani, sulla loro forza di traino e sulla loro velocità.
In questo panorama nascono , praticamente, le prime gare di sleddog : appaiono i primi musher professionisti, compaiono i primi sponsor, sono presenti alle gare cronisti locali e della grande stampa nazionale che contribuiscono a creare il mito dei grandi uomini dell’Alaska.
E appaiono di scena i primi Siberiani, importati da un commerciante russo, tale Goosak, che suscitarono scalpore per la loro taglia decisamente piccola e la loro indole dolcissima: iniziava la loro epopea.
Ma la definitiva consacrazione ad essere considerati da tutti i “cani da slitta per eccellenza” i nostri la ebbero grazie a Leonhard Seppala, il più grande, il “campionissimo” dei musher di tutti i tempi. Nato in Norvegia, ottimo sciatore, giunse in Alaska con l’amico Jafet Lindenberg, e si avvicinò ai cani e alle slitte rimanendone affascinato. Vinse ben tre edizioni della esaltante All Alaska Sweepstakes ,nel 1915,1916 e nel 17, ma oltre alla indubbia capacità tecnica nel condurre la slitta , destava impressione quello che era il rapporto con i propri cani: parlava ad ognuno di loro, curava personalmente la loro alimentazione, li trattava con gentilezza e loro erano sempre obbedienti, sempre pronti ad affrontare qualsiasi difficoltà.
Ricordiamo per cronaca storica la famosa “corsa del siero”. Siamo nel 1925 e a Nome era scoppiata una epidemia di difterite e le scorte di siero non erano sufficienti: impensabile era farlo arrivare nel più breve tempo possibile. Da Anchorege il siero fu portato a Nenana con la strada ferrata, quindi da Renana a Nome con cani da slitta.
Fu proprio Seppala che mise a disposizione tutte le sue capacità e la sua straordinaria esperienza e fece arrivare il siero a Nome in cinque giorni e mezzo: una distanza di 658 miglia , che abitualmente le staffette di slitte delle poste americane coprivano in 25 giorni.
Seppala ed i sui siberiani diventarono eroi in tutto il mondo.

Il carattere del Siberian Husky

Il Siberian husky è sempre stato selezionato dall’uomo per il lavoro da svolgere ed in base ai luoghi dove si sarebbe svolto.
I popoli del grande Nord vivevano in un ambiente decisamente duro e ostile nel quale il debole è destinato a soccombere ed un animale deve molto in fretta affinare le proprie capacità di sopravvivenza. La caccia era, sia per gli uomini che per gli animali, l’unica risorsa di sostentamento e la vita di un gruppo famigliare dipendeva dai rapidi spostamenti in territori di caccia più ricchi.
Per questa specificità era stato selezionato il Siberian Husky , ossia cane da branco e da traino: animale molto intelligente, in grado di cavarsela da solo molto presto. Egli non è ciecamente ubbidiente, in quanto valuta sempre se gli è conveniente o meno ubbidire al “capo”. Essendo animale da branco, il “capo” è una figura indispensabile e qualora venisse meno è disponibile ad accettarne un altro, sempre che dimostri subito la debite capacità di comando. Ha un grande senso della gerarchia, è disponibile ad ubbidire , ma solamente ad un valido capobranco.
Il nostro è assolutamente incapace di fare la guardia e la sua innata , genetica “curiosità” lo porta ad accogliere l’estraneo festosamente: l’uomo per il Siberian non è mai un nemico.
Il rapporto con l’uomo è sempre improntato alla più schietta cordialità, non morde mai né un amico, né uno sconosciuto e nemmeno un nemico. Questo è il retaggio dei suoi antenati, quando uomini e cani vivevano a stretto contatto in un ambiente dove lo sconosciuto, l’estraneo era accadimento raro e l’ospitalità era obbligata in quanto da ciò dipendeva la sopravvivenza degli uni e degli altri: se un cane rimaneva solo rischiava la morte e pertanto gli era necessario rinvenire qualche altro uomo con il quale convivere.
L’istinto a cacciare, assolutamente necessario in natura per sopravvivere, è molto presente: galline, conigli,uccelli, pecore, capre, lepri sono prede irresistibili: è un connotato davvero non sopprimibile.

Come è insopprimibile il loro istinto "desire to run", il desiderio di correre lungo le sconfinate terre madri coperte di ghiaccio e neve: un connubio che sta scomparendo grazie alla manipolazione da parte dell’uomo moderno che non ha mai saputo stare al proprio posto e che contribuisce sempre più in larga banda alla distruzione dei luoghi dove il lupo soppravvive.
 
HO PIU’ PAURA DELL’UOMO CHE DEGLI ANIMALI
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