Pubblicato da: manola3 | 27 agosto 2008

Piccoli caprioli squartati dalle falciatrici


 
 
BOLZANO – E’ una strage. E i numeri confermano la preoccupazione di Andreas Colli, rettore della riserva di caccia di Castelrotto: quarantuno caprioli mutilati dalle falciatrici nell’ultimo mese nella sua zona di competenza. Almeno mille cuccioli squartati in tutta la provincia. E l’ufficio Caccia non li conteggia nelle statistiche venatorie. I calcoli – replica Erhard, direttore dell’istituto provinciale – iniziano dal primo settembre e considerano solo gli esemplari più vecchi. E’ una tragedia,dice Colli. Dall’erba appena tagliata arriva un lamento, simile a un fischio. I caprioli giacciono lì e piangono. Immobili in una pozza di sangue. Al posto delle zampe solo brandelli di carne. Sentire i lamenti è straziante. Sono indifesi e siamo costretti ad abbatterli. Non resta altro da fare, purtroppo. Quarantuno cuccioli. Senza zampe. Squartati. Colli li ha dovuti abbattere. Ma potrebbero essere il doppio, spiega. Il rettore è sensibile al problema e, come ogni anno, ha cercato di evitare la mattanza. Ho chiesto ai contadini di avvisarci prima del taglio dell’erba, così potevamo stanare i cuccioli. I piccoli si rifugiano nei campi per sfuggire ai predatori. Restano lì, invisibili agli occhi e all’olfatto. I caprioli, infatti, hanno ancora le macchie bianche sul pelo, segno dell’assenza di odore. Quest’estate, però, la natura ha giocato d’anticipo: i temporali hanno fatto crescere velocemente l’erba e i contadini sono stati costretti a tagliarla prima. Colli e i suoi uomini hanno tentato di salvare gli animali con diversi metodi: Predisponiamo una serie di lampade che emettono un suono particolare. La luce e il rumore fanno fuggire i caprioli. Altrimenti procediamo davanti alla falciatrice e li cerchiamo. A volte, invece, fissiamo nel terreno una serie di pali, ai quali appendiamo un pezzo di polistirolo che con il vento sbatte sul legno e fa scappare le bestiole. Le piogge, però, hanno anticipato i tempi e molti contadini hanno rasato i prati nella stessa giornata. Quando la falciatrice avanza lungo il campo, la ruota fitta di lame taglia l’erba. Un ritmo continuo coperto dal rumore del motore. L’animale si appiattisce terrorizzato. Avverte il pericolo, ma non scappa. E’ un attimo. Il capriolo viene tranciato e spesso l’agricoltore non se ne accorge. La macchina prosegue lungo l’asse del campo e il cucciolo rimane lì. Senza vita, nel migliore dei casi. Privo di un arto e dolorante, nel peggiore. Dall’erba proviene solo un lamento, ma il contadino è già lontano. Quando trova il piccolo, non gli resta altro da fare che avvertire il rettore per l’abbattimento. A Castelrotto, Brunico, Fiè e nelle altre 141 riserve dell’Alto Adige. Qui – dice Alessandro Eccer, rettore pusterese – sono capitati sei casi. Ne ho uccisi dieci – continua il collega di Fiè allo Sciliar, Egmund Silbernagl – Abbiamo messo mucchi di vestiti vicino ai terreni, perchè l’odore umano allontana gli animali, ma non è servito a nulla. E’ una catastrofe. Un calcolo approssimativo: una media di dieci capi per ogni riserva equivale a più di mille esemplari morti. Le cifre, però, non sono confermate dall’ufficio Caccia e pesca. I dati vengono raccolti solo dalle singole riserve – dice il direttore Heinrich Erhard – noi non li contiamo. Non saprei dire se sono più o meno di mille. Gli animali in condizioni disperate devono essere abbattuti. A volte vengono salvati e tenuti a nostra insaputa, un reato amministrativo. I contadini li allevano in uno stato di semilibertà;. Colli, però, vuole evitare la morte degli animali. A giugno è stato il protagonista di una favola dei boschi: ha salvato due caprioli da una morte certa. Li aveva trovati vicino alla carcassa della madre, uccisa dalla trappola di un bracconiere. Ora li allatta e tra qualche mese li porterà nella riserva di Funes. E il guardiacaccia cerca di diffondere la sensibilità tra i contadini anche riguardo agli incidenti nella stagione del taglio dell’erba. Un’iniziativa personale. Non esiste, infatti, un sistema di prevenzione provinciale: Da due anni pubblico un avviso sulla gazzetta comunale e chiedo ai contadini di avvertirci. Nella mia zona aderiscono almeno 50 agricoltori, che preferiscono evitare la mutilazione dei piccoli. Insomma, la prevenzione funziona e molti colleghi la pensano come me. Gli animali non sono semplici numeri. Colli ha due soli rimpianti: La natura, quest’anno più veloce dell’uomo. E l’ufficio Caccia, che non inserisce i piccoli mutilati nelle statistiche utilizzate per fissare il numero di esemplari da cacciare. Il censimento – risponde Erhard – parte dal 1 settembre e non considera mai i cuccioli, perchè rientrano nelle statistiche delle morti naturali.
 
Eh già essere falciati è una casistica di morte naturale ……
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Responses

  1. Signore mio aiutami tu….solo che i caprioli non posson pregare .


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