Pubblicato da: manola3 | 4 maggio 2010

In memoria di Laika


Il cane che rincorse le
stelle avrebbe di molto preferito
continuare a rincorrere gatti e ciclisti per le strade di Mosca, se
avesse potuto decidere lei, ma Laika non era un cane qualsiasi. Era un
soldato, una bandiera, un latrato di battaglia, un monumento che l’Urss
voleva costruire a se stessa con il materiale della Guerra fredda, con i
motori, i missili, le ambizioni e, soprattutto, con le bugie della
propaganda. Laika, la bastardina arruolata dagli accalappiacani di
Kruscev nei vicoli di Mosca per essere la prima creatura vivente spedita
in orbita, non morì la morte indolore nello spazio dopo una settimana
di orbite, che la propaganda ci aveva raccontato allora, ma una morte
orrenda e struggente, inscatolata nel minuscolo Sputnik, poche ore dopo
il lancio. Il suo cuore di cane fu schiantato dal panico e dalla
solitudine incomprensibile.
Un’altra
delle perenni menzogne del potere in Russia, sovietico e
non soltanto sovietico, viene a galla dopo 45 anni, dalla confessione di
uno degli scienziati di quel programma spaziale che, tra il primo bip
dello Sputnik e il viaggio di Gagarin attorno alla Terra, doveva essere
la dimostrazione dei trionfi Socialisti sul nemico Capitalista. La prova
della profezia di Nikita Kruscev all’Occidente, "in dieci anni vi
seppelliremo".
Laika,
insieme con Mushka e Albina, due altri cagnetti presi a caso
tra i bastardini nelle vie della capitale, era stata scelta per la sua
docilità, per la sua resistenza alle prove d’accelerazione nella
centrifuga della "Città delle Stelle", la Houston alle porte di Mosca e,
dannazione dei piccoli, per le sue dimensioni contenute. Non c’era
molto spazio per ospitare un cane dentro lo Sputnik 2 dal peso totale di
108 chili, che i vettori sovietici erano in grado di sparare in orbita
in quel novembre del 1957. Ma per piccina e mansueta che fosse, Laika
era pur sempre un cane e ci volle tempo per adattarla a quel viaggio.
Con le sue
compagne fu messa nel frullatore della centrifuga che le
spingeva il cuore fino a tre volte il ritmo normale delle pulsazioni
cardiache, nella paura e nella fatica di pompare il sangue nel corpo
schiacciato dall’accelerazione gravitazionale. Aveva, dice ora lo
scienziato russo, una tendenza a soffrire di panico, perché il cuore
impiegava poi il triplo di tempo rispetto alle sue compagne, prima di
tornare a velocità normale.
Laika e le
sue compagne furono costrette a vivere in gabbiette e
contenitori sempre più piccoli e strette da catenelle sempre più
strette, per periodi successivi di 3 settimane e a nutrirsi solo di
gelatine, la pappa che sarebbe stato messo a bordo, perché lo potessero,
poco alla volta, con parsimonia, leccare fino all’esaurimento e dunque
alla morte.
Alla fine
dell’addestramento, se così possiamo chiamare quella
tortura, la vediamo nelle foto d’epoca, che spunta con il muso scuro e
gli occhi giustamente preoccupati, da una sorta di tubo di dentrificio
nero, l’ogiva nella quale sarebbe stata sparata dalla base di Baikonur,
strettamente incatenata, per impedirle di rivoltarsi e di muoversi
dentro il tubo.
Mushka,
oltre che piccola, era, per sua ulteriore sfortuna, anche la
più intelligente. Era servita per collaudare i rudimentali strumenti di
bordo, un ventilatore automatico che avrebbe dovuto raffreddare
l’abitacolo quando, nei momenti di esposizione al sole durante le orbite
la temperatura fosse salita oltre i 20 gradi.
Albina era
stata sparata due volte con razzi, ma recuperata con
paracadute dell’ogiva, per collaudare la resistenza al lancio. Ma Laika
pescò la paglia corta. Fu scelta per il glorioso evento. E fu lanciata.
Senza sapere che per lei non era stato previsto nessun rientro
trionfale. Che sarebbe comunque morta girando attorno alla Terra. Il
dottor Dimitri Malashenkov, lo specialista che la seguì, ha raccontato
ieri a un congresso di medicina spaziale a Houston, le ultime ore di
Laika. L’elettrocardiografia seguita via radio segnò un aumento
parossistico delle pulsazioni quando i motori s’accesero e il missile
cominciò a vibrare sollevandosi dalla piazzola, qualcosa che la cagnetta
non aveva mai provato prima. Raggiunta la velocità orbitale, il
ventilatore, secondo i leggendari standard del controllo di qualità
sovietica, naturalmente non funzionò e la temperatura nella trappola
spaziale cominciò a oscillare tra il caldo e il freddo estremi.
Il suo cuore
di cane prese a battere irregolarmente, fibrillando
quando l’assenza di peso rallentò di colpo le pulsazioni e alla quarta
orbita, dopo 5 ore di tormento, il tracciato divenne misericordiosamente
piatto. Forse fu la temperatura a ucciderla, o l’umidità che si era
accumulata nel suo ansimare dentro quello spazio, o l’anidride carbonica
che i filtri nella capsula avrebbero dovuto ripulire, ma che,
probabilmente, non funzionarono a dovere. Il dottore non è sicuro.
Ma chiunque
conosca un cane e abbia visto gli occhi di Laika mentre
la insaccano dentro la sua gabbia, sa di che cosa è morta quella
cagnetta, è morta di paura e di solitudine. Di stress, se si preferisce
un’espressione più asettica. Sognando i vicoli di Mosca, il branco dei
randagi e i gatti che non avrebbe più rincorso, la mano di quegli uomini
ai quali si era sicuramente affezionata, senza sapere quello che loro
stavano preparando per lei. Il funerale di Laika fu lungo. Andò avanti
per 6 mesi e 2.570 orbite, mentre il Cremlino mentiva sulla
sopravvivenza di Laika nello spazio indicata in "oltre quattro giorni" e
l’America si rodeva nella sua goffa rincorsa con missili che
esplodevano dopo il lancio e scimpanzé africani che stava addestrando
per inseguire i cani russi.

Fu cremata
l’8 aprile del 1958, quando lo Spuntik-2 perse velocità e
rientrò nell’atmosfera, consumandosi in un ultimo, piccolo falò delle
vanità ideologiche e della crudeltà umana. Tre anni dopo, il 12 aprile
del ’61, un essere umano dal coraggio ultraterreno, Yuri Gagarin la
seguì, sapendo che avrebbe potuto fare la fine della cagnetta che
l’aveva preceduto e che era stata sacrificata per lui, da un regime che
trattava gli uomini come cani e dunque i cani come gli uomini. Troppo
tardi per fare compagnia a Laika e portarla a passeggio tra le s
telle.


Responses

  1. ma ciaooooooooooo Bentornataaaaaaaaaaa!!!!!quanto tempooooooooo ma che fine hai fatto? ahahahahahabeneeeee l\’importante è che tu stia beneee e che sia tornata fra noiiiiiiii!!!!tanti Auguri per tuttoooooooooooooooosalutoniiiiiiiia prestosono contenta di risentirtiiiiiiiiiii


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