Pubblicato da: manola3 | 13 settembre 2010

Tutto ciò che volevate sapere sulla “direttiva vivisezione” ma non avete osato chiedere


E’ difficile scrivere e giudicare obbiettivamente un tema sensibile come i test scientifici sugli animali. Ad alcune ore di distanza dall’approvazione della direttiva 86/609[1] sull’utilizzazione degli animali per scopi scientifici  sono apparsi innumerevoli articoli indemoniati, su social network, giornali di piccola e grande stampa, spesso con lo scopo di sfruttare la sensibilità dei lettori. L’articolo della Repubblica.it intitolato "Vivisezione, direttiva Ue "Sì ai randagi come cavie"[2] , dopo solo cinque ore dalla pubblicazione raccoglieva più di 500 commenti indignati (sul sito e sulla pagina facebook) dimenticando di descrivere lo scopo della direttiva e i (seppure pochi) punti positivi che essa introduce nelle ricerche sugli animali.

Sempre obbiettivamente, tale direttiva è una delusione per quelli che l’aspettavano da due anni e speravano comportasse una quasi-illegalizzazione dei test sugli animali ed un serio coinvolgimento degli Stati Membri nella promozione di tecniche di ricerca alternative, e la sua struttura corrisponde a una serie di limiti seguiti da eccezioni, a volte ragionevoli, a volte no[3].
Il testo, sebbene nettamente meno proibitivo della versione proposta nel 2008 dalla Commissione fa rientrare nel suo scopo quelle che chiama le tre "R" : rimpiazzamento (dei test sugli animali con test scientifici alternativi), riduzione (degli animali utilizzati), e raffinamento (delle condizioni degli animali prima durante e dopo i test scientifici.). Un altro punto positivo è il principio sancito all’Articolo 2: "Gli Stati Membri possono, osservando le regole generali presenti nei trattati, mantenere le proprie provisioni in vigore, se hanno lo scopo di assicurare una protezione più estensiva degli animali", permettendo all’Italia, paese all’avanguardia in materia di protezione degli animali di non abbassare i propri standard e promuovere ulteriormente la ricerca di metodologie alternative alla sperimentazione sugli animali.

Ma analizziamo in dettaglio le tematiche "calde" del testo

Qual’è il senso e direzione della direttiva di cui dovrebbero ispirarsi gli Stati Membri?

Prima di citare il contenuto stesso della direttiva, il parlamento europeo riconosce (al punto 46) che la disponibilità di metodi alternativi di ricerca sia altamente dipendente dal progresso delle ricerche e nello sviluppo di queste alternative  in modo da incrementare la competitività della ricerca e dell’industria nell’unione e di rimpiazzare, ridurre e raffinare l’utilizzo di animali nelle procedure, la Commissione e gli Stati Membri dovrebbero contribuire alla ricerca tramite mezzi propri in vista dello sviluppo e validazione di approcci alternativi (alla sperimentazione animale), tematiche poi riprese nell’Articolo Primo.

Ma è l’articolo 4 ("Principio di rimpiazzamento, riduzione e raffinamento") a dare il colore generale della direttiva:

  1. Gli Stati Membri dovranno garantire che, ovunque sia possibile, vengano utilizzati metodi scientifici soddisfacenti o test che non comportino l’utilizzo di animali vivi.
  2. Gli Stati membri dovranno garantire che il numero di animali utilizzato in progetti è ridotto al minimo senza compromettere gli obbiettivi del progetto.
  3. Gli Stati membri dovranno assicurarsi del raffinamento dell’allevamento, sistemazione, cure e, quanto ai metodi utilizzati nelle procedure all’eliminazione o riduzione al minimo possibile del dolore, sofferenza, angoscia o dolori permanenti agli animali

Quali sono gli animali soggetti a test scientifici ed in quali circostanze?

I paragrafi 2 e 3 dell’articolo 1 prevedono che la direttiva si applicherà ai vertebrati non umani (inclusi certi tipi di larve e alcuni mammiferi) e cefalopodi.

L’Articolo 5 inquadra invece gli scopi delle procedure di test sugli animali che sono: ricerca scientifica, ricerca con lo scopo di prevenzione , diagnosi, condizioni fisiologiche o trattamenti di  malattie, malesseri o i loro effetti su uomini, animali o piante, il benessere di animali e il miglioramento delle tecniche di produzioni agricole che richiedono l’utilizzo di animali, nello sviluppo, manutaffore o test di medicine, cibi, per la protezione dell’ambiente naturale negli interessi della salute e benessere dell’essere umano o animali, ricerca in vista della preservazione delle specie, didattica (punto controverso citato anche dalla deputata Alfano in plenaria), medicina legale.

Alcuni animali sono soggetti a tutele particolari, in ragione soprattutto del fatto che non siano stati allevati con lo scopo di test o della loro rarezza nel mondo naturale:

L’articolo 7 riguarda le specie in pericolo d’estinzione: tali specie non possono essere utilizzate in procedure all’eccezione delle procedure con uno scopo circoscritto (ricerca di prevenzione, diagnosi, trattamenti di malattie o problemi di salute, condizioni fisiologiche, benessere degli animali e  miglioramento della situazione degli animali utilizzati in processi agricoli, sviluppo e testing di medicine, cibi, sostanze, ricerca in vista della preserva delle specie) e che l’utilizzo sia scientificamente giustificato dal fatto che l’obbiettivo della procedura non possa essere ottenuto da altre specie animali.

L’articolo 8 si focalizza sui primati non-umani che non possono essere utilizzati in procedure all’eccezione di procedure con scopo circoscritto (ricerca di prevenzione, diagnosi, trattamenti di malattie o problemi di salute, condizioni fisiologiche, benessere degli animali e  miglioramento della situazione degli animali utilizzati in processi agricoli, sviluppo e testing di medicine, cibi, sostanze .. tutti questi essendo validi solo se nell’interesse dell’evitare, prevenire, diagnosticare o trattare debilitanti o potenzialmente mortali condizioni cliniche negli essere umani ma anche per ricerca e preservazione della specie) . Test su alcuni tipi di primati sono soggetti ad ulteriori restrizioni.

L’articolo 9 riguarda gli animali selvatici, anche loro non utilizzabili per test scientifici tranne per alcune eccezioni (per le quali, comunque, le autorità competenti debbono gustificarne il progetto in quanto non realizzabile su animali allevati per le procedure).

L’articolo 11 riguarda gli animali di razze domestiche randagi, anche questi non utilizzabili in test a meno che esista un bisogno essenziale di studi riguardo alla salute e benessere degli animali o un serio pericolo per l’ambiente o la salute umana o animale e che sia giusticato scientificamente dal fatto che tale studio potrebbe concludersi solo con l’utilizzo di animali randagi.

Per quanto riguarda il punto chiave della controversia, ovvero, la sofferenza degli animali e la loro possibile uccisione, la direttiva è molto dettagliata:

L’articolo 13 descrive la "scelta dei mezzi". Il secondo paragrafo precisa che, nel scegliere fra procedimenti devono prevalere quelli che utilizzano il numero inferiore di animali, che causano minore pena, sofferenza, angoscia, e che includono animali con minore capacità di risentire dolore, sofferenza, angoscia o dolori permanenti.

La morte dell’animale deve essere evitata al massimo delle possibilità, se è inevitabile, la procedura dovrà risultare nella morte del minor numero di animali possibili, ridurre la durata ed intensità della sofferenza dell’animale al minimo possibile ed assicurargli  se possibile una morte indolore.

L’articolo 14 regola l’anestesia che deve essere utilizzata tranne se inadatta  nei casi di lievi/moderate sofferenze. Nel caso gli esperimenti comportino serie ferite o dolore è assolutamente obbligatoria. Agli animali che mostrano sofferenza anche dopo i test devono essere forniti analgesici o calmanti e l’animale, alla fine del procedimento, deve essere curato in modo da rendere eventuali dolori minimi.

L’articolo 6, invece, specifica i metodi di uccisione : gli Stati devono garantire la sofferenza e disagio minimo per l’animale (segue un annesso di sconcertante precisione).

 

1. Disponibile il testo in lingua inglese http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/10/st06/st06106.en10.pdf

2.  Fra l’altro, con tutto il rispetto per la repubblica, già il titolo dell’articolo è errato: c’è una differenza sostanziale nella definizione di test scientifici  (che includono anche la sottoministrazione di medicine) a  vivisezione  (dissezione ed operazioni chirurgiche su un animale).

3. La deputata Idv Sonia Alfano ha fatto notare a più riprese che il testo prevede la possibilità di riutilizzare un animale più volte per esperimenti  e di utilizzare animali in esperimenti a scopi didattici.

 

Sofferenza, angoscia …. ma chi non li proverebbe a vedersi palpato da mani estranee o tagliuzzato il cervello per vedere cosa ci sta dentro ????


Responses

  1. Diciamo ke abbiamo fatto quasi il medesimo post x intenzionalità di kiarire questo doloroso temadella vivisezione & gli inutili experimenti sugli amici animali, anke se Io ho inserito il link dove trovare tutta la normativa, x ki volesse leggerla !Ed anke quà, è inutile ribadire da ke parte stò… da quella degli animali, ovvio !!!


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